domenica 28 gennaio 2018

La prima decade di febbraio: le giornate dell'ordinario da vivere in modo straordinario: Vita Consacrata, Per la Vita e del Malato

Suore di clausura Monastero del Carmelo di Capocolonna
I giorni che viviamo non sono tutti uguali, sono diversi ogni volta che troviamo il tempo di realizzare un nostro desiderio ed ove mai si dovesse registrare il solito tran tran, La Chiesa ci offre occasioni di dialogo, di confronto, di Memoria per non dimenticare. Ecco che il mese di febbraio, nella prima decade, il 2 febbraio incontriamo la Candelora, e subito ci viene in mente l’antico adagio: «quaranta giorni di freddo ancora» Buona Candelora a tutti. Una festa religiosa che non in tutta Italia viene vissuta con lo stesso trasporto e, anzi, in molti non conoscono neppure. Prima di tutto il significato: tecnicamente, per la Chiesa Cattolica il 2 febbraio si celebra la presentazione di Gesù al Tempio. Il nome 'Candelora' viene attribuito dalla tradizione popolare perché si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti".  Fu per questo, per portare luce alle genti, che il vecchio Simeone - secondo il Vangelo - chiamò Gesù durante l'episodio della presentazione al tempio, prescritta per i primogeniti maschi dalla legge giudaica. In Oriente il nome della festa è Ipapante, ovvero festa dell'incontro; etimologicamente “di chi lascia il luogo in cui si trova per andare incontro a una persona stando al di sotto di essa”. Continua a leggere l'OmeliaIl 2 febbraio è anche la Giornata Mondiale per la vita consacrata e come non ricordare il servizio che svolgono i consacrati e le consacrate e come non ricordare le Nostre Suore di clausura del Carmelo di Capocolonna. 


Foto da avvenire.it

Il 4 febbraio si celebra la 40° Giornata per la Vita: «"L’amore dà sempre vita”, si apre con queste parole di papa Francesco il Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente L'importanza di scegliere un nuovo lessico della relazione. I segni di una cultura chiusa all’incontro, avverte il Santo Padre, gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità. Egli ricorda che solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia; una comunità che sa farsi “samaritana” chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata; una comunità che con il salmista riconosce: «Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16,11). Di questa vita il mondo di oggi, spesso senza riconoscerlo, ha enorme bisogno per cui si aspetta dai cristiani l’annuncio della buona notizia per vincere la cultura della tristezza e dell’individualismo, che mina le basi di ogni relazione. Punto iniziale per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità. Il credente, divenuto discepolo del Regno, mentre impara a confrontarsi continuamente con le asprezze della storia, si interroga e cerca risposte di verità. In questo cammino di ricerca sperimenta che stare con il Maestro, rimanere con Lui (cf. Mc 3,14; Gv 1,39) lo conduce a gestire la realtà e a viverla bene, in modo sapiente, contando su una concezione delle relazioni non generica e temporanea, bensì cristianamente limpida e incisiva. La Chiesa intera e in essa le famiglie cristiane, che hanno appreso il lessico nuovo della relazione evangelica e fatto proprie le parole dell’accoglienza della vita, della gratuità e della generosità, del perdono reciproco e della misericordia, guardano alla gioia degli uomini perché il loro compito è annunciare la buona notizia, il Vangelo. Un annuncio dell’amore paterno e materno che sempre dà vita, che contagia gioia e vince ogni tristezza.


Foto da chiesaccatolica.it
Sette giorni dopo, l’11 febbraio, si celebra la XXVI Giornata Mondiale del Malato: Mater Ecclesiae: «Ecco tuo figlio ... Ecco tua madre. E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé ...» (Gv 19, 26-27), il Papa ricorda come “nella sua storia bimillenaria”, la Chiesa abbia promosso «una ricchissima serie di iniziative a favore dei malati». «Una vocazione materna della Chiesa verso le persone bisognose e i malati che - sottolinea Francesco - continua ancora oggi, in tutto il mondo». «Nei Paesi - rileva - dove esistono sistemi di sanità pubblica sufficienti, il lavoro delle congregazioni cattoliche, delle diocesi e dei loro ospedali, oltre a fornire cure mediche di qualità, cerca di mettere la persona umana al centro del processo terapeutico e svolge ricerca scientifica nel rispetto della vita e dei valori morali cristiani. Nei Paesi dove i sistemi sanitari sono insufficienti o inesistenti, la Chiesa lavora per offrire alla gente quanto più è possibile per la cura della salute, per eliminare la mortalità infantile e debellare alcune malattie a larga diffusione. Ovunque essa cerca di curare, anche quando non è in grado di guarire». «La pastorale della salute resta e resterà sempre un compito necessario ed essenziale, da vivere con rinnovato slancio a partire dalle comunità parrocchiali fino ai più eccellenti centri di cura». «Non possiamo qui dimenticare – prosegue Francesco - la tenerezza e la perseveranza con cui molte famiglie seguono i propri figli, genitori e parenti, malati cronici o gravemente disabili. Le cure che sono prestate in famiglia sono una testimonianza straordinaria di amore per la persona umana e vanno sostenute con adeguato riconoscimento e con politiche adeguate». Medici e infermieri, sacerdoti e diaconi, consacrati e volontari, familiari e tutti coloro che si impegnano nella cura dei malati, partecipano a questa missione ecclesiale. E’ una responsabilità condivisa che arricchisce il valore del servizio quotidiano di ciascuno. «A Maria, Madre della tenerezza, - conclude il Papa - vogliamo affidare tutti i malati nel corpo e nello spirito, perché li sostenga nella speranza. A lei chiediamo pure di aiutarci ad essere accoglienti verso i fratelli infermi. La Chiesa sa di avere bisogno di una grazia speciale per poter essere all’altezza del suo servizio evangelico di cura per i malati. 

FRANCO FONTANA

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