sabato 30 dicembre 2017

Te Deum 2017 guardare al passato per un futuro migliore

Quando, domani, 31 dicembre, dalle quattro del pomeriggio in poi, la stragrande maggioranza della gente, si starà preparando al grande cenone di fine anno, nelle chiese si starà cantando il Te Deum, estesamente Te Deum laudamus, “Dio ti lodiamo”. La preghiera, in canto, è per ringraziare dell’anno appena trascorso. Sono diversi gli autori che si contendono la paternità del testo. Si narra che sant’Ambrogio e sant’Agostino, il giorno del battesimo di quest’ultimo, avvenuto a Milano nel 386, per questo è chiamato ambrosiano, si alternavano cantando. Il Te Deum è stato musicato da diversi autori come Giovanni Pierluigi da Palestrina, da Verdi, da Mozart. Se questi sono solo alcuni cenni storici normalmente è questa l’occasione nella quale ci si guarda un po indietro, si guardano gli avvenimenti vissuti con grande intensità che concernono la vita familiare, personale e comunitaria. In al une parrocchie ancora oggi si fa l’elenco dei nati, dei morti, dei matrimoni celebrati nell’anno, per ripensare in uno stesso momento a tutto l’andamento della vita di una comunità cristiana. Avvenimenti tristi e lieti, avvenimenti che ci hanno colpito o che hanno segnato un miglioramento nella vita sociale.
Proprio i giorni che sono stati difficili, che ci hanno tormentato e impaurito, i giorni che ci hanno lasciato una traccia di amarezza, oggi non li vogliamo lasciare dietro di noi prima di essere grati anche per essi e di aver confessato umilmente: “Egli ha fatto bene ogni cosa” (Mc 7,37). Non li dobbiamo dimenticare, ma superare. Questo avviene tramite la gratitudine. Non dobbiamo sciogliere l’enigma irrisolto del passato e cadere in un tormentoso rimuginio, ma lasciar stare l’incomprensibile e riconsegnarlo pacificamente nelle mani di Dio. Questo avviene tramite l’umiltà. (Armando Trasarti).
“Un finire autentico esigerebbe che si verificasse una conclusione. Un qualche genere di sguardo retrospettivo, di esame e ponderazione; un qualche tipo di rendiconto, di fronte alla coscienza morale, davanti a Dio. E genuino inizio sarebbe … in qualche senso un attrezzarsi per il nuovo; un approntarsi alle prove, ai compiti, ai destini venturi, un puntare lo sguardo verso ciò che mostra la via, che rende forti e dona coraggio.”(Romano Guardini)
“Il vecchio anno ancora vuole tormentare i nostri cuori, ancora ci opprime il grave peso dei brutti giorni. Oh, Signore, dona alle nostre anime impaurite la salvezza per la quale ci hai creato.
E tu ci porgi il duro calice, l’amaro calice della sofferenza ripieno fino all’orlo, e così lo prendiamo, senza tremare, dalla tua buona, amata mano.
E tuttavia ancora ci vuoi donare gioia, per questo mondo e per lo splendore del suo sole, e noi vogliamo allora ricordare il passato e così appartiene a te la nostra intera vita. (D. Bonhoeffer)
Guardare avanti.
 Bisogna fare un altro passo. Non basta guardare indietro; dobbiamo guardare avanti. E non solo con i programmi per il nuovo anno, e non certo con oroscopi fantastici sull’avvenire; ma piuttosto con lo sguardo al disegno essenziale della nostra vita proiettata nel futuro, sia temporale, sia eterno, quale la nostra fede ci annuncia, anche se , durante questa vita mortale, solo in aenigmate come dice San Paolo (1 Cor 13,12), nella penombra. Questa è una esigenza fondamentale della nostra fede: il pensiero della vita futura non ci deve abbandonare.
     L’attualità ci assorbe. Il presente sembra valere, sia come tempo, sia come quadro della vita che nel tempo si svolge. Anche il cristiano vive nel tempo; e del tempo ,con tutti i suoi doveri e valori, egli deve fare grande calcolo, anzi più degli altri: è nel tempo che si compie l’esperimento, l’esame per la sorte del suo futuro ed eterno destino, ed è nel tempo che si deve verificare la città terrena, sviluppata, giusta ed umana, nel progresso e nella sua storia; ma è altresì nel tempo che si annunzia e si inizia il Regno di Dio, che avrà oltre il tempo la sue pienezza.(Gaudium et spes nn. 39-40).

FRANCO FONTANA

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