ROMA
Per la prima volta da quando Matteo Renzi è segretario la direzione del Pd si
terrà a porte chiuse, senza diretta streaming. Lo ha deciso il leader del
partito, motivando così la sua scelta con i collaboratori: «Evitiamo la solita
scena del Pd che litiga. In questa riunione dobbiamo parlare di cose di lavoro,
ma se c’è la tv sai in quanti si alzano per prendere la parola e
distinguersi...». È probabile, anche se non è certo, che si tornerà alle
direzioni «old style»: poche concessioni allo spettacolo, riunioni sui
contenuti.
Nelle
intenzioni del segretario la direzione di oggi dovrebbe essere prettamente
organizzativa. C’è da discutere della festa dell’Unità di Imola e dei congressi
locali che si terranno a ottobre. Ma è difficile che questo programma venga
rispettato in pieno, anche se lo stesso Franceschini non vuole la rissa: «Se
Matteo non mi attacca, non ho motivo di farlo nemmeno io». E Renzi, da parte
sua, ha confidato ai suoi: «Non voglio fare la guerra a nessuno, nemmeno a
Dario. Diciamoci la verità, io non l’ho attaccato, lo strappo lo ha fatto lui e
ora deve essere lui a ricucire. Se in direzione non parla e fa la parte di
quello che non dice niente, nessun problema, ma se invece parte contro di me,
allora la mia reazione sarà durissima. Del resto, i numeri sono dalla mia, lui
al massimo in direzione avrà una decina di voti perché anche i suoi gli hanno
detto che ha sbagliato ad attaccarmi dopo le dichiarazioni di Romano». Il
leader non vuole lo scontro. Non per paura, spiegano i renziani, visto che
«l’influenza che Franceschini ha sui gruppi parlamentari non ha nessun peso
ormai che non si cerca più il voto anticipato».
Dunque
Renzi non va alla guerra, anzi è un segretario dall’aria sorniona quello che
trascorre la vigilia nella sua Firenze. Intima la calma anche ai suoi: «Non
cedete alle provocazioni, state buonini. Dobbiamo prendere il passo della
maratona perché le elezioni anticipate non ci sono più. Abbiamo davanti a noi
più di sei mesi di tempo, nei quali io girerò l’Italia per il mio libro e poi
in treno».
E
ai collaboratori più fidati Renzi aggiunge: «Hanno cercato di “ammazzarmi” ma
non ci sono riusciti, e anche la roba di Pisapia si è rivelata un mezzo flop,
ora portiamo avanti la nostra idea di partito maggioritario e poi vediamo
quello che succede alle elezioni, dove ognuno si presenterà per conto proprio,
niente coalizioni pasticciate. Ora il sondaggio che ci dà più bassi, quello di
Masia, ci attribuisce un 27,2 per cento. Il che significa che male che va avrò
200 deputati e un centinaio di senatori. E se il problema è quello delle liste,
chi si vuole candidare lo dovrà dire apertamente e con chiarezza, senza fare
giochetti». Come a dire che queste ultime fibrillazioni sono dovute anche al
timore da parte di alcuni di non essere ricandidati.

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