martedì 30 maggio 2017

4 Giugno 2017 A Pentecoste nasce La Chiesa. Alla vigilia della mia consacrazione, 8 giugno 1996, Padre Giuseppe Agostino mi disse: «Francesco in quale settore della pastorale vorrai impegnarti?» Risposi con certezza. «Con i poveri e lontano dai soldi». L’arcivescovo, mi fissò con gli occhi, pose la sua mano sul mio capo per benedirmi e concluse dicendo: «dovrai pregare molto». Sì, Padre!


Abbiamo detto “A-Dio” al mese Mariano ed ognuno può raccontare la propria esperienza di fede vissuta con il cuore o come ha potuto.
Il “Tempo di Pasqua” lascia la sua straordinarietà per far posto a quel vissuto quotidiano da vivere con tutte le gioie e i dolori, con vittorie e sconfitte. Si riparte, domenica 4 giugno, con una delle Feste più importanti e questa è la Pentecoste, cinquanta giorni dopo Pasqua, giorno in cui è nata la Chiesa. 
Può un figlio dimenticare il compleanno della propria mamma? Può un cristiano dimenticare il compleanno della propria Madre? La Chiesa è Madre perché ha Dio come Padre. 
Duemila anni di Storia e come se il tempo non fosse passato o cambiato; il Signore Gesù, a chi va dietro a Lui, promette “il centuplo e la vita eterna” e persecuzioni, ieri come oggi, e stando agli ultimi dati i martiri sono molto di più in confronto a quelli della Prima Chiesa. 
Questa Chiesa ha credibilità e possibilità di annuncio proprio perché lo Spirito la rende viva e vivificante, e l’aiuta a rendere le parole tradotte in gesti autentici. Non va però dimenticato che lo Spirito è forza: vento, o fuoco. Ma è forza. Al di là anche delle simbologie. Per cui quando la Chiesa si spegne, o si disorienta, ecco che il soffio dello Spirito accende i santi, i martiri, quelli che senza creare partiti di opposizione, da dentro, perché la amano, e la contestano proprio perché la amano, la rinnovano e la rendono giovane. La comunità cristiana non nasce da una comunanza di simpatie, di idee, di progetti, ma da una iniziativa “altra”, da un dono che la precede, dall'attività creatrice di Dio che si realizza appunto attraverso il suo Spirito. 
Le denunce di Papa Francesco ci interrogano e ci sorprendono: «Quando in una porzione di popolo non nasce la Chiesa, fioriscono i club e le lobby». 
E non può paragonarsi neanche ad altre agenzie perché la Chiesa è una Comunione di Comunità. Come vivremo la nostra fede personale? Cuori «irrequieti» perché «mossi dallo Spirito Santo», o «elettrocardiogrammi spirituali» piatti, lineari, «senza emozioni»? In quale categoria ci si ritrova? È la domanda di fondo posta a ogni cristiano da Papa Francesco nell'omelia della messa celebrata a Santa Marta lunedì 29 maggio. 
All'inizio della settimana in cui «la Chiesa ci prepara per ricevere lo Spirito Santo e ci fa riflettere sullo Spirito Santo e ci chiede di pregare perché lo Spirito Santo venga nella Chiesa, nel mio cuore, nella mia parrocchia, nella mia comunità», Papa Francesco ha invitato i cristiani a mettersi «in attesa di questo dono del Padre che Gesù ci ha promesso». Accogliere lo Spirito per noi, oggi, qui, vuol significare: dire di no a tanti atteggiamenti “babelici” dove tutti vogliono farsi un nome con le proprie forze e in questa confusione di lingue e non solo di lingue la confusione regna sovrana. Accogliere lo Spirito vuol dire avere una chiara identità, una dignità, un ruolo. 
La Chiesa nasce sulla Croce, dal Cuore squarciato di Cristo. Tutta bella questo Volto di Chiesa e le rughe ce le mettiamo noi, con la nostra condotta. 
La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste. Ha bisogno di fuoco nel cuore, di parole sulle labbra, di profezia nello sguardo. La Chiesa ha bisogno di essere tempio dello Spirito Santo, di totale purezza, di vita interiore. La Chiesa ha bisogno di risentire salire dal profondo della sua intimità personale, quasi un pianto, una poesia, una preghiera, un inno, la voce orante cioè dello Spirito Santo, che a noi si sostituisce e prega in noi e per noi «con gemiti ineffabili», e che interpreta il discorso che noi da soli non sapremmo rivolgere a Dio. La Chiesa ha bisogno di riacquistare la sete, il gusto, la certezza della sua verità e di ascoltare con inviolabile silenzio e con docile disponibilità la voce, il colloquio parlante nell'assorbimento contemplativo dello Spirito, il quale insegna «ogni verità». (Paolo VI, Papa). 
Il nostro discorso finisce qui ma potrebbe continuare con la Lettera tutta da leggere e meditare, a cura della Congregazione per la dottrina della fede “Iuvenescit ecclesia” sulla relazione tra i doni gerarchici e carismatici per la vita e la missione della Chiesa. Vivere la Chiesa come corpo, San Paolo paragona la realtà del corpo umano con quella del corpo di Cristo. Ciò sottolinea che la Chiesa è corpo di Cristo e i cristiani sono membra dell’unico corpo di Cristo. 
A questo Corpo ho consegnato la mia stessa vita per servirla ed amarla nei fratelli e nelle sorelle che il Signore mi ha affidato ed un giorno mi chiederà conto. Alla vigilia della mia consacrazione, 8 giugno 1996, Padre Giuseppe Agostino mi disse: «Francesco in quale settore della pastorale vorrai impegnarti?» Risposi con certezza. «Con i poveri e lontano dai soldi». L’arcivescovo, mi fissò con gli occhi, pose la sua mano sul mio capo per benedirmi e concluse dicendo: «dovrai pregare molto». Sì, Padre! 

Buona  e Santa Pentecoste a tutti.


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